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Prepararsi al Futuro: dal fallimento ai bias che aiutano a scegliere meglio

Nel tempo della crisi e dell’instabilità, molti tendono a rifugiarsi in un eterno presente, rinunciando a pianificare o immaginare un domani diverso


Parlare di mercati, dazi, leadership e geopolitica è importante. Ma lo è altrettanto capire come possiamo affrontare, interiormente, il contesto attuale. 


In un’epoca segnata da insicurezza economica, crisi globali e cambiamenti rapidi, imparare a gestire il rapporto con il fallimento, i bias cognitivi e le aspettative personali diventa una vera strategia di sopravvivenza. Ce lo spiega Davide D’Ambrogio – coach, esperto di leadership e sviluppo personale – in una conversazione intensa all’interno del podcast Finance TV Talk – Le voci dell’economia.


Vivere il presente... ma pensare al futuro

Nel tempo della crisi e dell’instabilità, molti tendono a rifugiarsi in un eterno presente, rinunciando a pianificare o immaginare un domani diverso. Ma, avverte D’Ambrogio, è un fraintendimento concettuale: vivere nel presente (con consapevolezza e attenzione) non è la stessa cosa che vivere solo per il presente, ignorando futuro, strategia e visione.


Anzi, oggi è più che mai necessario allenare il pensiero laterale, esternare le idee, scriverle, pianificarle, visualizzarle. Anche un semplice diario, una lavagna o dei post-it con obiettivi di benessere emotivo, relazionale o professionale possono aiutarci a trasformare la reattività in proattività.


Superare la paura del fallimento: l'errore come parte del processo

Crescere in un sistema che demonizza l’errore, lo punisce e lo stigmatizza (a scuola, nel lavoro, nei media) ci impedisce di vivere il fallimento per ciò che è: una componente inevitabile del successo. La vita reale, come lo sport, ci mette di fronte a sfide costanti: il portiere para, il difensore ferma, l’investimento non va come previsto, l’accordo economico fallisce.


Eppure, come ricorda D’Ambrogio, ciò che conta è quello che impariamo da queste esperienze. L’errore non è identitario, non ci definisce. È informativo. Serve ad aggiustare il tiro, a costruire resilienza, a generare nuove possibilità.


Bias cognitivi e autoillusione: nemici invisibili della strategia

In una cultura dominata dall’overconfidence, molti tendono a sovrastimare le proprie capacità, ignorando i limiti e le variabili esterne. Gli esseri umani, spiega D’Ambrogio, si affidano spesso a euristiche e scorciatoie mentali, perché sono funzionali alla sopravvivenza rapida. Ma nel lungo periodo possono diventare ostacoli alla visione strategica.


Allenare la mente al dubbio – anche solo chiedendosi “Cosa farebbe una persona che la pensa in modo opposto al mio?” – è una pratica utile per rompere i pattern mentali abituali e generare nuove soluzioni.


Conoscere il proprio stile decisionale

Non siamo tutti uguali. Il modo in cui affrontiamo le decisioni varia a seconda di quattro dimensioni comportamentali: dominanza, influenza, stabilità e conformità. Alcuni sono impulsivi, altri analitici. Alcuni valutano i dati, altri si muovono per intuizioni. Essere consapevoli del proprio pattern decisionale aiuta a migliorare la qualità delle scelte, a evitare reazioni automatiche e a integrare punti di vista diversi, specialmente in contesti complessi.


Il futuro si costruisce con metodo e visione

Nel rumore geopolitico attuale, tra accordi commerciali discutibili, mercati altalenanti e tensioni strategiche, è facile sentirsi in balia degli eventi. Ma come ricorda D’Ambrogio, non possiamo controllare le condizioni del mondo. Possiamo però scegliere il nostro approccio.


E questo approccio inizia con un gesto semplice: scrivere. Pianificare. Ascoltarsi. Creare una visione. E, soprattutto, accettare l’imperfezione del percorso come parte essenziale della crescita personale e collettiva.


Guarda l'intervista completa su FinanceTV o ascolta

il Podcast FinanceTV Talks - Le Voci dell'Economia

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